GIULIO CESARE. L’uomo, le imprese, il mito.


Dal 23 ottobre 2008 al 3 maggio 2009 è in programma, la prima mostra mai realizzata in Italia e nel mondo attorno alla figura del protagonista assoluto dell’antica Roma Giulio Cesare (ca. 100 – 44 a.C.), il primo “dittatore”, artefice indiscusso della grandezza del futuro impero romano di cui sarà principe, non a caso, il figlio adottivo Ottaviano, primo “Cesare Augusto”.
Di Cesare le cronache abbondano di notizie, fin dai tempi che lo videro affacciarsi sul palcoscenico politico dell’Urbe e poi intrepido comandante dell’esercito romano, con cui riportò clamorose vittorie ed annessioni di nuovi territori che ingigantirono il potere di Roma in area mediterranea.

Personaggio chiave del travagliato passaggio tra la repubblica romana e l’impero, Cesare non fu mai imperatore, ma pose le basi per la solida attuazione dell’Impero. Figura d’eccezione – letterato, storico, generale e politico di straordinaria lungimiranza – iniziò già da vivo a costruire il mito di se stesso. Si presentò infatti come discendente di Venere, legato quindi al mito originario della stessa città di Roma risalente, secondo l’antica tradizione, allo stesso Enea, figlio di Venere, che si vuole sbarcato sulle rive tirreniche laziali al termine del suo lungo peregrinare, esule da Troia, come narra l’Eneide virgiliana.

Questa trama leggendaria, magistralmente costruita da Cesare, sarebbe stata ripresa e sviluppata dai suo successori al comando dell’Impero, ed instancabilmente elaborata fino ai tempi nostri. Probabilmente, senza la fine tragica del suo assassinio, che lo colse nel momento del massimo fulgore evitandogli vecchiaia e decadenza, il mito di Cesare non si sarebbe affermato con altrettanta forza.

La mostra intende partire dal personaggio Cesare e dal suo più stretto contorno politico e culturale, toccando i momenti forti della sua ascesa al potere: gli alleati-avversari – come Crasso, Pompeo, Cicerone - , le campagne militari che gli diedero gloria e ricchezza, l’avventura egiziana e l’incontro con Cleopatra, regina d’Egitto, l’ambiente culturale e artistico romano di quegli anni; fino alla morte, avvenuta alle idi di marzo del 44 a.C., alla successione al potere nelle mani del giovane figlio adottivo Ottaviano e l’apoteosi.

La memoria e il “culto” di tale eccezionale figura non si persero mai, neppure nei secoli di decadenza dell’Impero e negli anni oscuri successivi alle invasioni barbariche in Italia. Fu però in età medievale, e particolarmente con l’avverarsi del Sacro Romano Impero (inizi IX secolo), che il mito del fondatore dell’impero riprese, tanto da additarsi nella sfera sovrastante l’obelisco vaticano l’urna cineraria del grande condottiero.
Si trattò per lo più di una ripresa del mito in senso ideologico-politico, tesa a riaffermare i valori unificanti del nuovo impero carolingio. All’arte spettò il compito di illustrare tale recupero.

Specialmente a partire dal Duecento e poi dal Trecento, il recupero dell’antico si afferma anche attraverso le immagini dei grandi protagonisti della storia romana, e Cesare è ovviamente tra questi. In pieno Rinascimento i celebrati cicli ad affresco del Mantegna o di Andrea del Sarto, dedicati al dittatore romano, sono conforto e paragone per il nuovo principe e il suo imperium. Letteratura e musica celebrano i fasti di Roma come quelli di Cesare, e basterà citare a mo’ di esempio il Jilius Caesar di William Shakespeare.

Il mito di Cesare e il “Cesarismo” traversano i secoli e paiono riacutizzarsi tra fine Settecento e Ottocento: l’interesse per l’antico e per i suoi protagonisti riesplode con forza nel secolo dell’Illuminismo e tra i suoi protagonisti, e basterà citare l’eredità sfociata poi nella figura e nel ruolo di Napoleone I.

Sempre nel Novecento è anche e forse soprattutto il cinema, settima arte, ad aver tenuto vivo il mito di Cesare fino a noi; tanto che dall’epoca del muto ad oggi, sono oltre cento le pellicole che lo vedono diretto o indiretto protagonista. La produzione cinematografica inerente Cesare può suddividersi sinteticamente in tre periodi: gli anni Dieci del Novecento, col suo cinema d’impianto teatrale; quella degli anni Cinquanta e Sessanta, che popolarizza le gesta di Cesare e degli antichi romani; infine gli anni delle grandi produzione hollywoodiane a Cinecittà, la via più breve per esportare oltre oceano il mito di cesare e di Roma antica.

Tra gli attori che hanno dato il loro volto a quello di Cesare, due hanno segnato nell’immaginario cinematografico i suoi tratti e il suo carattere: Louis Calhern nel “Giulio Cesare” di Joseph L. Mankiewicz, del 1953, e Rex Harrison, Cesare in “Cleopatra”, dello stesso regista, girato nel 1963.

La mostra riunisce per la prima volta documenti archeologici di grande importanza e bellezza (sculture, mosaici, affreschi, gioielli, gemme, monete), provenienti dai maggiori musei italiani e stranieri (tra cui i Musei Vaticani, il Museo del Louvre, i Musei Capitolini, il British Museum, il Museo Archeologico di Napoli, lo Staatliche Museum zu Berlin, il Kunsthistorishes Museum di Vienna), insieme plastici appositamente realizzati, a ricostruire la Roma di Cesare.
All’arte figurativa (circa cento dipinti tra cui Guido Reni, Roubens, Tiepolo, Hayez, Rixens) è affidata la documentazione del mito di Cesare e del cesarismo dall’età medievale al Rinascimento, da qui al Neoclassicismo e oltre; fino ai primissimi decenni del Novecento, quando il cinema, attraverso filmati d’epoca, costumi di scena e scenografie, racconta il mito più recente di Cesare.


GIULIO CESARE. L’uomo, le imprese, il mito
Roma, Chiostro del Bramante - Via della Pace

23 ottobre 2008 – 3 maggio 2009


La mano e il volto di Antonio Canova. Nobile semplicità serena grandezza

Antonio Canova era un perfetto gestore della propria immagine. Anche per questo la mostra “Il volto e la mano di Antonio Canova, nobile semplicità e serena grandezza” propone accanto a una analisi psicologica dell’artista, una interessante disamina su come, ancora in vita e molto presto, lo scultore di Possagno abbia saputo diventare mito.
L’allestimento, promosso dalla Fondazione Canova, in collaborazione con la Regione del Veneto, riunisce per la prima volta la quasi totalità della produzione ritrattistica canoviana. L’appuntamento è dall’11 ottobre al 6 gennaio, con ingresso dalle ore 9 alle ore 19, al museo e gipsoteca Antonio Canova di Possagno, Treviso. I dettagli dell’allestimento, con opere che provengono da tantissimi Paesi europei, sono stati presentati a Palazzo Balbi, sede della Giunta veneta, a Venezia, dal segretario regionale alla Cultura, Angelo Tabaro, e dal presidente della Fondazione Canova, Gian Pietro Favaro. Tabaro e Favaro hanno ricordato che “i cento autoritratti esposti non erano solamente a uso personale, bensì avevano una loro committenza tra Possagno, Venezia, Firenze e Roma.” “Colpisce soprattutto il realismo delle opere e al tempo stesso - è stato sottolineato durante la conferenza stampa di presentazione dell’ esposizione - affascina nei ritratti la grande capacità introspettiva del maestro.” C’è, infine, da evidenziare che sarà possibile vedere la mano di Antonio Canova, staccata dalla sua salma, conservata all’Accademia di Venezia e “parte fondamentale di un singolare monumento reliquiario del Sommo.”

“La mano e il volto di Antonio Canova: Nobile semplicità e serena grandezza”. Possagno, Museo e Gipsoteca Antonio Canova, 11 ottobre 2008 – 6 gennaio 2009