
"Dante drogato" è il titolo con il quale la rivista "Times Literary Supplement" recensisce il libro di una dantista inglese, Barbara Reynolds, che ha recentemente pubblicato "Dante: the poet, the political thinker, the man". Uno studio di oltre 500 pagine che, indagando a fondo la vita e le opere di Dante, giunge a questa conclusione clamorosa e infondata (basandosi solo su ipotesi) : le visioni dell'Inferno, del Purgatorio e del Paradiso erano ispirate a Dante grazie a delle droghe di cui il poeta faceva uso.
"Non solo è possibile ma probabile". Giulio Leoni, professore di letteratura italiana, non ammette dubbi sul fatto che il Divin Poeta abbia consumato stupefacenti come sostiene in prima pagina il "Times Literary Supplement".
E perché finora non sarebbe emerso questo fatto?
«La dantistica ufficiale - spiega Leoni, considerato dalle accademie italiane uno dei più grandi esperti del poeta toscano - ha lasciato in ombra molti aspetti della vita di Dante. È stato imbrigliato dalla critica accademica, quasi tutta di impianto cattolico, che lo voluto un pò imbalsamare come grande poeta della cristianità. E così anche Dante come persona ha avuto questa sorte» (e ora la critica accademica di impianto nichilista vuole sottrarlo alla sua legittima sfera…).
«Eppure - prosegue Leoni - sono temi che si discutono da più di un secolo. Già nell'antichità si conoscevano le particolarità di alcune piante; dall'oppio alla cannabis.
Dante da giovanissimo si iscrisse all'arte degli speziali: lo aveva fatto strumentalmente per aggirare il divieto di fare politica, ma le Corporazioni difficilmente ammettevano qualcuno che non sapesse nulla di quello che insegnavano. Dante conosceva bene la farmacopea e quindi sapeva quali piante usare. Nel miei romanzi immagino più volte che si preparasse da solo "rimedi" per i suoi malanni. Perché non avrebbe dovuto utilizzare quelle piante per altri scopi? chi può escluderlo?». (e chi può affermarlo caro Leoni, visto che finora nulla prova che ne facesse uso? L’ipotesi è forse una prova?)
«Inoltre (??!!), nell'immaginario di Dante - aggiunge Leoni - c'è una forte componente "visiva" come emerge da molte delle sue poesie e dalla stessa "Commedia". Avete presente l'Inferno? Tutto lascia presumere, anche senza prove certe (!!!) e in base ad indizi, che quanto sostenuto dalla studiosa inglese possa essere avvenuto» (perchè l' inferno lo si può descivere solo drogandosi secondo Leoni...).
Insomma ecco un nuovo capolavoro di critica anticattolica e nichilista. Dante poteva concepirela Divina Commedia solo perché si drogava.
L'idea del Paradiso scritta da Dante sotto gli effetti della cannabis e della mescalina viene per fortuna liquidata da un altro noto dantista, Vittorio Sermonti, come «una sciocchezza, una totale scemenza». «Onestamente sono ipotesi che non ho mai sentito», aggiunge sorridendo. «Mi auguro proprio che lei non l'abbia scritto così perché, per quel che la conosco, è una studiosa seria, persino un pò noiosa, e mi sembra strano che abbia scritto un libro scandalistico». Per questo Sermonti preferisce rimandare un giudizio più articolato, «penso che prima dovrei leggere il libro».
Un po’ di buon senso in un mare di critici talmente malati di protagonismo da arrivare a infangare il poeta massimo, perché cristiano.
Niente di nuovo, è la solita tecnica di certa critica letteraria finalizzata a sottrarre un artista alla sua area valoriale per farlo loro, attribuirlo alla loro area nichilista e immorale.
Se non possono insabbiarlo lo devono far apparire non cattolico, più nichilista di quel che è. Come già fatto con innumerevoli scrittori screditati o insabbiati in quanto cattolici non graditi a una certa critica.
Sconcia critica di quell’area marxista e nichilista che in Italia tanto è di moda.
Dante questi critici maldicenti e provocatori gli avrebbe collocati probabilmente in un girone dell'Inferno...
Oltre che drogato aspettiamoci che Dante venga bollato dagli stessi critici come omosessuale e quant'altro.
Senza prove certe, ovviamente.
"Non solo è possibile ma probabile". Giulio Leoni, professore di letteratura italiana, non ammette dubbi sul fatto che il Divin Poeta abbia consumato stupefacenti come sostiene in prima pagina il "Times Literary Supplement".
E perché finora non sarebbe emerso questo fatto?
«La dantistica ufficiale - spiega Leoni, considerato dalle accademie italiane uno dei più grandi esperti del poeta toscano - ha lasciato in ombra molti aspetti della vita di Dante. È stato imbrigliato dalla critica accademica, quasi tutta di impianto cattolico, che lo voluto un pò imbalsamare come grande poeta della cristianità. E così anche Dante come persona ha avuto questa sorte» (e ora la critica accademica di impianto nichilista vuole sottrarlo alla sua legittima sfera…).
«Eppure - prosegue Leoni - sono temi che si discutono da più di un secolo. Già nell'antichità si conoscevano le particolarità di alcune piante; dall'oppio alla cannabis.
Dante da giovanissimo si iscrisse all'arte degli speziali: lo aveva fatto strumentalmente per aggirare il divieto di fare politica, ma le Corporazioni difficilmente ammettevano qualcuno che non sapesse nulla di quello che insegnavano. Dante conosceva bene la farmacopea e quindi sapeva quali piante usare. Nel miei romanzi immagino più volte che si preparasse da solo "rimedi" per i suoi malanni. Perché non avrebbe dovuto utilizzare quelle piante per altri scopi? chi può escluderlo?». (e chi può affermarlo caro Leoni, visto che finora nulla prova che ne facesse uso? L’ipotesi è forse una prova?)
«Inoltre (??!!), nell'immaginario di Dante - aggiunge Leoni - c'è una forte componente "visiva" come emerge da molte delle sue poesie e dalla stessa "Commedia". Avete presente l'Inferno? Tutto lascia presumere, anche senza prove certe (!!!) e in base ad indizi, che quanto sostenuto dalla studiosa inglese possa essere avvenuto» (perchè l' inferno lo si può descivere solo drogandosi secondo Leoni...).
Insomma ecco un nuovo capolavoro di critica anticattolica e nichilista. Dante poteva concepire
L'idea del Paradiso scritta da Dante sotto gli effetti della cannabis e della mescalina viene per fortuna liquidata da un altro noto dantista, Vittorio Sermonti, come «una sciocchezza, una totale scemenza». «Onestamente sono ipotesi che non ho mai sentito», aggiunge sorridendo. «Mi auguro proprio che lei non l'abbia scritto così perché, per quel che la conosco, è una studiosa seria, persino un pò noiosa, e mi sembra strano che abbia scritto un libro scandalistico». Per questo Sermonti preferisce rimandare un giudizio più articolato, «penso che prima dovrei leggere il libro».
Un po’ di buon senso in un mare di critici talmente malati di protagonismo da arrivare a infangare il poeta massimo, perché cristiano.
Niente di nuovo, è la solita tecnica di certa critica letteraria finalizzata a sottrarre un artista alla sua area valoriale per farlo loro, attribuirlo alla loro area nichilista e immorale.
Se non possono insabbiarlo lo devono far apparire non cattolico, più nichilista di quel che è. Come già fatto con innumerevoli scrittori screditati o insabbiati in quanto cattolici non graditi a una certa critica.
Sconcia critica di quell’area marxista e nichilista che in Italia tanto è di moda.
Dante questi critici maldicenti e provocatori gli avrebbe collocati probabilmente in un girone dell'Inferno...
Oltre che drogato aspettiamoci che Dante venga bollato dagli stessi critici come omosessuale e quant'altro.
Senza prove certe, ovviamente.

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