Più sei alto più sei intelligente

Le persone più alte sarebbero più intelligenti di quelle più basse.
Sul
National Bureau of Economical research nello scorso agosto è apparso un articolo che espone quella che è ben più di un’ipotesi..
In
Stature and Status: Height, Ability, and Labor Market Outcomes le ricercatrici americane Anne Case e Christina Paxson della Princeton University dimostrano che in media le persone più alte guadagnerebbero di più perché semplicemente sono più intelligenti.
Per dimostrare questo assunto hanno consultato due studi inglesi che hanno seguito due coorti di bambini nati nel 1958 e nel 1970 fino all’età adulta e uno studio americano sulla correlazione fra altezza e prospettive occupazionali.
Le ricercatrici hanno potuto così appurare che le performance a test cognitivi sono migliori già in età prescolare, prima cioè che la maturazione psico-sociale dei bimbi possa giocare qualche ruolo.
Non è solo una questione di immagine quindi, più importante sarebbe l’alimentazione che renderebbe i bambini più alti già più intelligenti degli altri a 3 anni.
Da adulti questi bambini avranno maggiori probabilità di essere più alti dei coetanei ( la correlazione fra altezza nell'infanzia e nell'età adulta e circa 0,7) e maggiori probabilità di scegliere fra occupazioni pagate meglio che richiedono competenze verbali e numeriche avanzate.
Si noti come lo studio venga dall’America dove
la scientificità della ricerca trova riscontro nella società americana e nelle altre.
L’incontrovertibiltà scientifica dello studio spiega al tempo stesso ben due cose:

1) la perfezione dell’ "Uomo della Sindone".

2) l’anormalità cronica dell’Italia, dove governano tradizionalmente nani e Tersiti, ribaltando completamente (e forzatamente) ogni logica.

Finalmente si spiega anche scientificamente il declino decennale della nostra nazione...




Gesù era alto un metro e ottantasette centimetri

Recentissimi studi sulla Sindone da parte di ricercatori, medici ed esperti della storia del Sacro Telo conservato nella cappella del Duomo di Torino, hanno portato a questo nuovo riscontro. Il professor Nicolo' Cinquemani, neurochirurgo ed ex primario della Divisione di Traumatologia Cranica all'ospedale S.Giovani di Roma, ha stabilito l'altezza di Cristo morto sulla croce.
Come? In base ad una serie di calcoli effettuati dall'analisi delle foto a luce trasmessa, scattate nel 1978 da Barrie M. Schwortz che hanno registrato i coaguli di sangue presenti sul lino. La foto dorsale a luce trasmessa dimostra, secondo il prof. Cinquemani, come nel Sepolcro il capo e il corpo fossero in completa estensione. E questo si deduce anche dalla posizione dei coaguli sanguigni che permettono anche il calcolo della statura.Tra la superficie plantare del calcagno destro e l'ala iliaca destra indicata dalla corda del perizoma è di 114 centimetri. La distanza fra l'ala iliaca destra ed il coagulo a forma di N che indica il punto di appoggio del piano occipitale sul piano sepolcrale è pari a 63 cm. Il totale è 177 cm. «A questo, prosegue Nicolò Cinquemani, si devono aggiungere 10 cm che separano il piano occipitale dal vertice del cranio alto 23,4 cm. Di conseguenza, l'altezza dell'Uomo della Sindone è di 187 cm. «Questa altezza -spiega ancora il professore- è facilmente controllabile con il manichino dell'Uomo della Sindone scala 1:3,74 ricoperto dal telo». Una notizia per certi versi rivoluzionaria. Di essa sicuramente non si rallegreranno quelli che ritengono che Gesù, per essere un paladino dei deboli, debba per questo essere stato necessariamente piccolo, basso e brutto. Per loro umiltà deve far rima con questi tre ultimi parametri. Come lo stereotipo di pasoliniana memoria. Che ritiene inconciliabile bellezza esteriore e bellezza interiore. Invece si ritornerà al sempre giusto concetto greco di kalos kai agathos (bello e buono). L' Uomo-Dio, il Perfetto per eccellenza, doveva neccessariamente essere il kalos kai agathos per eccellenza. Perfetto dentro e perfetto fuori. Perché la bellezza esteriore non è un merito ma nemmeno una colpa. È. Quindi in un essere perfetto non può che essere perfetta. Questo nuovo aspetto conferma, tra l'altro, e ancora una volta, quello che vedeva la famosa mistica Maria Valtorta nelle sue visioni. Tutti le ferite inferte a Gesù viste dalla Valtorta hanno sempre trovato riscontro nell’ "Uomo della sindone”. Anche sull’ altezza di Gesù rispetto agli uomini del tempo è sempre stata esplicita nei suoi scritti. Basti ricordare qualche passaggio:


“... vede apparire l’alta figura di Gesù…”

“è bello come Apollo ma fatto in tutto come noi”

La sua alta statura

“Martire al quale fa da torturatrice anche l’alta statura. È il più alto di tutti

Caifa scende dal seggio e viene presso Gesù. Piccolo obeso, brutto pare un enorme rospo vicino a un fiore

“Giuda era il più alto dei discepoli, dopo Gesù…”

“Le mani legate ai polsi vengono alzate sino all’anello, di modo che Egli, per quanto sia alto, non poggia al suolo che la punta dei piedi…”


Questa nuova scoperta oltre a confermare scientificamente la veridicità delle visioni di quella considerata dagli atei e anticlericali alla stregua di una pazza visionaria, dimostra che "L’Uomo della Sindone" era il più alto in tutti i sensi, fuori e dentro.
Insomma non è un azzardo dire che Gesù non sia stato seguito e sia stato osteggiato anche perchè
esteriormente provocava invidia ai vari Barabba, Tersiti e lor compari (che notoriamente sono di gran lunga la maggioranza).

Un linguista spiega perché l'America è sempre più repubblicana

Negli USA nell'ultimo quarto di secolo ci sono state cinque presidenze repubblicane (Reagan 1 e 2, Bush padre, Bush figlio 1 e 2) e solo due democratiche (Clinton 1 e 2). Per non parlare dei poteri locali perduti dalla sinistra; in cima alla lista c'è la California di tradizione democratica governata dal repubblicano Schwarzenegger, che si appresta ad essere confermato. Il famoso linguista George Lakoff (simpatizzante democratico) della Berkeley University, nel libro edito in Italia da "Fusi Orari" con prefazione di Ferruccio De Bortoli e postfazione di Guido Moltedo Non pensare all'elefante! spiega che i neoconservatori sono più abili dei rivali a comunicare i propri valori. Soprattutto l'idea solidaristica delle tasse come strumento di giustizia ed equità sociale, tipica della sinistra democratica, è ormai morta e sepolta, spiega Lakoff. Nessun politico ormai la difende; si evita di parlarne temendo l'impopolarità e la sconfitta elettorale.
Come in Italia, il governo di sinistra non ne parla, si “limita” a metterle.
Se lo avesse detto...

DAVANA MEDINA: MISS FIGURE 2005 E 2006


2006 IFBB FIGURE OLYMPIA-OVERALL
2005 IFBB FIGURE OLYMPIA-OVERALL
2005 IFBB BULK NUTRITION/CHARLOTTE PRO FIGURE-OVERALL
2005 IFBB NEW YORK CITY PRO FIGURE-OVERALL
2004 IFBB FIGURE OLYMPIA-OVERALL
2004 IFBB NEW YORK CITY PRO FIGURE-OVERALL
2003 IFBB FIGURE OLYMPIA-OVERALL
2003 IFBB NEW YORK CITY PRO FIGURE-OVERALL
2003 IFBB NIGHT OF CHAMPIONS FIGURE-OVERALL
2003 IFBB PITTSBURGH PRO FIGURE-SECOND PLACE
2003 IFBB ARNOLD SCHWARZENEGGER INTERNATIONAL FIGURE CHAMPIONSHIPS-THIRD PLACE
2001 1st Annual NPC National Figure Championships-Overall
2001NPC Bev Francis Atlantic States Figure Championships-Overall



SCHWARZENEGGER A VELE SPIEGATE VERSO LA RICONFERMA

Meno di un anno fa, dopo un eccellente inizio di mandato, Arnold Schwarzenegger, governatore repubblicano della California, era dato in forte calo di gradimento dai sondaggi, sull’onda di qualche provvedimento non propriamente felice in politica economica e delle polemiche scatenate dalla condanna a morte di due efferati criminali.
A rincarare la dose si era messo pure un ex collega politicamente dell’altra sponda, e forse pure un po’ invidioso, l’attore Warren Beatty che senza mezzi termini aveva dato a Schwarzy dell’incompetente politico, del personaggio caricaturale nonché del fascista. Tanto da avanzare una possibile candidatura nelle file dei democratici contro l’attuale governatore se questi si fosse ripresentato.


Dopo questi fatti, i sondaggi con Schwarzenegger sembravano non essere più generosi tanto da indicare un declino politico apparentemente inesorabile.
Con conseguente mancata riconferma alle successive elezioni.
Ora però le cose stanno riandando a gonfie vele per l’ex attore austriaco tanto che si profila un "Governator 2: la resa di conti". E intanto Beatty si è defilato prontamente dall’agone politico…
Le ultime decisioni dell’ex Mr. Olympia hanno riscosso ampi consensi. Soprattutto quella, ultima in ordine di tempo, di firmare la legge approvata dal Parlamento californiano che prevede un piano per regolare le emissioni provocate dalle industrie. Il governatore repubblicano a differenza del “presidente-petroliere” George W. Bush, ha dimostrato di essere molto più sensibile alle questioni ambientali. Schwarzenegger ha spiegato la sua politica in un editoriale apparso sul quotidiano britannico “The Independent”. «Visto che il Governo federale di Washington non ha dato alcuna indicazione su cosa fare per combattere il riscaldamento globale, in California siamo determinati a far fare dei passi avanti al nostro Stato, all’intero Paese e persino al mondo intero: una volta provato al mondo che è possibile lottare contro i cambiamenti climatici senza danneggiare l’economia, saremo in grado di ottenere obiettivi veramente importanti».

La California è così il primo Stato americano ad aver firmato un accordo bilaterale con la Gran Bretagna per la limitazione dei gas serra e la cooperazione tecnologica nel settore, distinguendosi da una Casa Bianca che continua ad opporsi al Protocollo di Kyoto.
La decisione è stata applaudita sia dai repubblicani che dai democratici tanto che la riconferma alle elezioni del prossimo novembre sembra cosa fatta.
Nel recentissimo dibattito-scontro in tv incentrato sul tema del fisco, con lo sfidante democratico, Phil Angelides, Schwarzy ha confermato il vantaggio che i sondaggi gli attribuivano negli ultimi tempi.

Oltre 10 punti percentuali.
Un distacco incolmabile che non può impedire la riconferma del Governator
.


P.S Questo pezzo è stato premiato come miglior post del giorno.
Un ringraziamento a tutti quelli che lo hanno votato.

GIUSEPPE PREZZOLINI: UN GRANDE ITALIANO, INUTILE PER GLI "ITALIANI"



Giuseppe Prezzolini (1882-1982), uno dei più grandi scrittori italiani e animatori culturali del novecento, ha dato vita con Giovanni Papini al “Leonardo” nel 1903, in seguito ha fondato “La Voce”, rivista dell'idealismo militante con simpatie nazionaliste.

Con “Lacerba” di Papini e Soffici è stata la più rivoluzionaria rivista del primo novecento italiano.

Nato nel 1882 a Perugia, Prezzolini muore centenario in Svizzera, a Lugano.

Nel settembre 1922 pubblica su "La Rivoluzione Liberale"di Piero Gobetti il celebre articolo Per una società degli Apoti in cui teorizza l'isolamento degli intellettuali (coloro che "non bevono" le bugie della politica).

Dal 1923 al 1950 visse in America e insegnò letteratura italiana presso la Columbia University.

Approdatovi come segretario di un istituto culturale delle Nazioni Unite, lo scrittore aveva imparato a conoscere, apprezzare e osservare con occhio critico quel Paese.

Pubblicò tra il '37 e il '39 i primi due volumi dì un Repertorio bibliografico della storia e della critica della letteratura italiana dal 1933 al 1942. Ritornato in Italia, con frequenti interventi giornalistici ha continuato a svolgere il suo ruolo di intellettuale indipendente, con un orientamento politico marcatamente di destra.

Nella elegante prosa che in ogni articolo regala ai lettori, Prezzolini affronta i pregiudizi che gli italiani hanno nei confronti degli americani, quindi le varie difficoltà di comunicazione tra i due popoli: così gli pare utile parlare ai propri connazionali di vizi e virtù di quel grande Paese, aprendo, attraverso la conoscenza, un utile e più consapevole dialogo.

Prezzolini in gioventù riteneva l’America un paese sostanzialmente “barbaro” la cui produzione intellettuale rivelava “uno stato d’animo infantile, senza fissità, senza tradizione, con tutti i caratteri della goffaggine smaniosa e della selvaggeria brutale dei periodi primitivi”.

Quando la conobbe si ricredette. Adesso nella democrazia americana ritrova quei caratteri positivi venuti ormai meno in Italia e di cui ormai era un assiduo fustigatore dei costumi.

Proprio per questo motivo Prezzolini viene etichettato spesso come “l’antiitaliano” da coloro che ne sarebbero invece a pieno titolo meritevoli.

Prezzolini, da sempre intellettuale indipendente, svincolato da partiti politici, non sostenne mai il fascismo pur ammirando Mussolini, da sinistra veniva considerato “fascista” e da destra venne di fatto ignorato.

Facendo un bilancio della sua vita nella sua celebre autobiografia “L’italiano inutile” (1954) Prezzolini faceva notare come in America avesse trovato la sua dimensione lontano da quell’Italia che lo aveva respinto e valorizzato poco rispetto a quanto meritasse.



Fu allora che m'accorsi che c'era stato fra i miei com­patrioti e me una incompatibili di carattere in tutta la mia esistenza. E’ tutta colpa mia, evidentemente; cinquan­ta milioni di Italiani han sempre ragione se nasce fra loro qualcuno che non continua la loro tradizione, che non s'adatta alla loro maniera di vivere. Avrei dovuto ca­pirlo prima dal fatto che ho dovuto recarmi all'estero. In cinquant'anni di vita letteraria italiana nessun giornale ita­liano mi ha creduto capace d'esser un corrispondente in qualche paese di fuori, o in qualche regione di dentro; nessun editore si è mai sognato che potessi scoprir per lui degli autori o dirigere una rivista; nessun ufficio si è aperto per me, e non parliamo delle università. Avrei potuto fare, mi pare, per il mio paese quello che ho fatto per altri paesi. Ho conosciuto parecchi Italiani corrispon­denti, editori, consoli, direttori di riviste e di giornali, inviati misteriosi o palesi di organizzazioni, rappresentanti di commercio: non ero meno intelligente, non meno one­sto, non meno colto, non meno capace di lavoro e di fedeltà di quelli che ho veduto. Ma, evidentemente, ero antipatico agli Italiani, o almeno a quella parte degli Ita­liani che contano di più e che avrebbero potuto adope­rarmi. C'e qualche cosa in me che « non va » agl'Italiani. Alle volte mi meraviglio che non mi sia stata fatta la nomea di « jettatore ». Ma non c'e mancato che quello.
Non poso, ben inteso, a
genio incompreso in patria: so di non esser un poeta, ne uno scrittore, non un artista ne un uomo politico; fui soltanto un uomo pratico, che avrebbe potuto esser utile in patria. Avrei desiderato d'es­ser utile al mio paese, ma non ci riescii mai. Che cos'altro volli con La Voce, nella Casa Italiana, come editore? (…)
Sulla mia inadattabilità al « clima » italiano ci son due teorie: una dei miei amici, ed una mia.
La teoria dei miei amici e che io ho un “caratterino”,
come dice qualcuno benevolo, o un caratteraccio, come dice qualche altro meno ben disposto. Son stato giudi­cato bizzoso, bastian contrario, pignolo, freddo, protestan­te, diffamatore, non conformista, ipocondriaco, e l'ultimo che me ne disse una mi assicurò che è un peccato volermi bene. Ci dev'esser del vero davanti a un suffragio cosi generale, ma come si spiega che ho passato cinque anni in un ambiente difficile come la Società delle Nazioni, e venti anni in Columbia University, senza suscitar l'avver­sione di cui godo in Italia? E che i soli che in America mi dettero dei fastidi furono i fuorusciti italiani o certi Italoamericani?
Devo confessare che ho collaborato anche io con qual­che pennellata a questo ritratto, una volta che m'era stato creato, e con qualche successo, prendendo tutte l'occa­sioni che mi si paravan davanti d'esser sgradevolmente sincero, anche quando non ce ne sarebbe stato di biso­gno. Ho un incerto dove ho consegnato tutte le « Lette­racce » che ho scritto in questi anni di morte, come se fossi nell'altro mondo, e quindi non avessi più interessi terreni. Formerebbero un piccolo ma saporito volume di spazzolate, pettinate, graffiate dell'albagia, della retorica, della prepotenza, della vanità, della malafede di parecchi Italiani e di qualche Americano con i quali ho avuto a che fare. La mia popolarità non è certo cresciuta: ma la sod­disfazione fu grande. Un giornalista ed un diplomatico, che ne lessero una, me l'invidiavano. Io son incerto. Lo stipendio e certe possibili di potere, ch'essi avevano, e che io non ebbi, eran forse da preferire alle soddisfa­zioni di scriver una letteraccia. Son diventato diffidente degli ideali e degli eroismi: e l'indipendenza è un abito che costa caro. Diciamo dunque che ho il vizio dell'indi­pendenza e, come alcuni che hanno dei vizi, son disposto a pagare quello che costa, perchè non ne posso far a meno.
Ma non voglio farmene un merito, e metterlo in mostra come una decorazione.

La teoria mia sostiene che presso gl'Italiani scarso è il senso sociale. Ognuno pensa ed agisce come se fosse solo al mondo. Il senso sociale dei più arriva fino alla famiglia ed e fortissimo, ma tanto da non lasciar posto per altro.
Questa mancanza di senso sociale dei più si sente nelle piccole cose della vita come nelle grandi della politica. Per me è diventato un esercizio d'ironia scoprirlo in pa­recchie piccole manifestazioni, dove forse sfugge ad altri. (…)
lo, invece, sarei stato felice di poter lavorare in com­pagnia e di « servire », ma con digni. Sarebbe una grossa bestemmia dir che in Italia chi fa lavorare gli altri, in alto come in basso, adopera spesso maniere che non son conciliabili con il rispetto umano? E lo fa senza accor­gersene, tanto gli par naturale e tradizionale?

Quando trovai chi ne sapeva più di me, e mi trattava con rispetto, non m'è parso vero di dedicarmi a chi chie­deva con autorità e con buona maniera. Trovai questo in Francia e in America.

Ma da lontano provo un'ammirazione per l'Italia e per i suoi geniali abitanti molto maggiore di quella che avrei se fossi abitatore. Quanto ingegno negli scrittori, quanta fantasia negli artisti, quanta abilità nei politicanti, quanta energia nel popolo che lavora, quanta capacita nel sof­frire, quanta vitalità nel procreare e nel riaversi dai colpi della fortuna! Così vado dicendo a me stesso.
I libri, le riviste che ricevo dall'Italia mi presentano
spesso delle pagine che leggo con avidità, le conversazioni che ho con qualcuno che si avventura a venir a cercarmi mi narrano vicende che mi colpiscono. Ho detto che non sono un genio incompreso, ma direi che son un « innamo­rato respinto ».(…)


“Tutto il male dell’Italia deriva dall’anarchia. Ma anche tutto il bene”. (Giuseppe Prezzolini - Codice della vita italiana)


JAY CUTLER: IL NUOVO MR. OLYMPIA

Quasi dimenticavo...
Sabato 30 settembre è stato eletto il nuovo Mr. Olympia, Jay Cutler.
Il bodybuilder americano ha detronizzato, non senza sorpresa, l'otto volte Mr. Olympia Ronnie Coleman. Lo sconfitto, dato per favorito anche quest'anno, manca la nona affermazione che gli avrebbe consentito di stabilire il record di vittorie nella competizione.
L' evento, ovviamente, si è tenuto negli Stati Uniti, a Las Vegas.
Non avrete mica pensato che si facesse qui in Italia, dove al massimo eleggono Mr. Ciccione?
Maggiori informazioni le trovate qui




Jay Cutler




Giovanni Papini ammoniva l'Occidente del pericolo islamico già nel lontano 1912

Lo scrittore Giovanni Papini (1881-1956), specie nella fase ante conversione, aveva fama di polemista e stroncatore feroce ma al tempo stesso era uno scrittore, uno studioso ed un esegeta fine e di altissima cultura. Insomma un’Oriana Fallaci all’ennesima potenza. La sua voce scomoda risuonava nei vari ambiti letterari, artistici, religiosi ed era impossibile che non toccasse i più sterminati temi e campi del sapere. Attuali ancora oggi se si leggesse un capitoletto di Polemiche religiose intitolato Il demonio musulmano.
Qui Papini, ben prima della Fallaci, con la consueta acutezza, analizzava alcuni passi del Corano e profetizzava l’imminente e pericolosa avanzata dell’islamismo. Meglio quindi conoscerli meglio, ammoniva… prima che sia troppo tardi. V’è una grande differenza, difatti, tra il dover combattere un esercito di atei e un esercito di fanatici, e se i nostri generali avessero cono­sciuto prima le superstizioni mussulmane, avreb­bero risparmiate parecchie cartuccie e adoperata molta più corda”.
In particolare Papini analizza le figure di Allah e di Eblis, l’angelo ribelle, rivelando come queste due figure nel Corano appaiono molto più indefinibili e per certi versi pressoché di uguale dignità, rispetto a quanto emerge dagli scriiti di tradizione cristiana. Forse quindi che per i musulmani la differenza tra Allah e il Diavolo sia pressoché impercettibile, tanto da parificarli?
Alla luce delle sure coraniche Papini non si sente di “dar torto al Demonio” per la sua ribellione.
Lo scritto, qualcuno potrebbe notare, probabilmente oggi sarebbe oggetto di attacchi e di censura da parte del mondo musulmano. Peccato che le parole e gli scritti di Papini sono stati puntualmente insabbiati e denigrati già decenni fa... dagli “italiani” suoi connazionali, non certo dagli islamici. La sua colpa? Essere stato un intellettuale " fascista".
Come nel caso dell’annullamento dell’ Idomeneo di Mozart, è l’Occidente che ha dimostrato di essere debole e senza coraggio. Non serve l’islam ad annichilirci visto che già ci autoannientiamo da soli censurando la nostra cultura e i nostri ammonitori…

IL DEMONIO MUSULMANO (1912)

"Fra gli esercizi patriottici, ai quali ci costringe la guerra, non andrebbe dimenticata la lettura del Corano. Non troveremo in esso le forsennate profondità delle Upanisad, nè la sublime pas­sione del Libro di Giobbe: il sagace cammelliere della Mecca non aveva testa filosofica o genio lirico. Le sure che dalla predicazione promettitrice o minacciosa, si elevino al battito della poesia, son rarissime, e in esse trovi piuttosto momenti fuggitivi di maestà che inni sostenuti e completi. Ma la lettura del Coranoinutile forse per quelli che cercano ne' libri sacri e pro­fani soltanto veri e bellezze — è necessaria per tutti gli altri: per gli storici, per gli anatomici del cuore umano e anche per gli uomini d'azione che abbiano a che fare coll' Islam, perchè nella Lettura maomettana vi è non soltanto la fede degli arabi, ma anche il fondamento del loro diritto civile e penale. Necessaria è poi questa lettura per noi tutti italiani, in questo momento, e più sarà negli anni venienti, quando, pacificati i nuovi domini, dovremo convivere coi decimati sudditi e indovinarne i bisogni, ricordarne le tra­dizioni e tentar di comprenderne, finchè si potrà, l’ anima sì diversa dalla nostra. Necessaria anche in questo momento, anche per la guerra. « Vi sono alcuni — dice il Chesterton — pei quali la cosa più pratica e importante a sapersi intorno a un uomo è la sua concezione dell' universo. Noi pensiamo che per un padrone di casa è impor­tante conoscere le rendite del suo pigionale, ma più importante ancora conoscere la sua filosofia. Noi pensiamo che per un generale, che debba combattere, è importante conoscere il numero dei nemici ma più importante ancora conoscerne la filosofia. V’è una grande differenza, difatti, tra il dover combattere un esercito di atei e un esercito di fanatici, e se i nostri generali avessero cono­sciuto prima le superstizioni mussulmane, avreb­bero risparmiate parecchie cartuccie e adoperata molta più corda. Bisogna, dunque, leggere il Corano.
Scelga ognuno la lingua che vuole, ma si legga finalmente il Corano. Assieme ai profitti non mancheranno le sorprese. La prima di queste sorprese — teologiche a fondo filosofico — vien fuori subito nella se­conda sura, nella Sura della Giovenca, e precisa­mente ai versetti 28-32. Allah sta vantando agli uomini la sua potenza per bocca di Maometto, e, per renderseli più propizi racconta come li creò, aggiungendo un episodio interamente dimenticato o non saputo dal compilatore della Genesi mo­saica. V' è tutto un dramma, che rivende a più doppi il Prologo in Cielo, del Faust. Dio, prima di tutto, annunziò agli angeli la sua intenzione di creare gli uomini. « Io porrò, Egli disse, — un vice-re sulla terra ». Gli an­geli, sia perchè gelosi, sia perchè migliori pro­feti del Creatore, lo sconsigliarono vivamente: « Perchè vuoi tu metter laggiù — risposero —un essere, che farà il male e spargerà il sangue? Noi invece senza posa ti celebriamo e santifichiamo ». Ma Iddio replicò : « Io so quello che voi non sapete ». E senza ascoltare il consiglio — interessato, forse, ma giusto — degli angeli, creò Adamo e gli insegnò i nomi di tutte le cose. Poi lo condusse dinanzi agli angeli e li sfidò: Ditemi, dunque, i nomi delle cose, se siete veritieri ». Ma gli angeli non li sapevano e dovet­tero chinare il capo: « sia gloria a Te ! Non v' è conoscenza in noi al di fuori di quella che tu ci hai data. Tu sei il sapiente e il saggio ». Al­lora Allah, trionfante, comandò: « O Adamo, di' ad essi i loro nomi ». E Adamo, non immemore della lezione edenica, li disse. E quando li ebbe detti riprese il Signore: « Non vi ho detto che io conosco i segreti dei cieli e della terra, e ciò che mostrate fuori e quel che nascondete? ». E per rendere definitivo il trionfo sulle creature angeliche, ordinò loro di adorare Adamo. Tutti l’adorarono - meno uno, — meno Eblis, il dia­bolos: il Demonio, Satana. Questi si gonfiò di orgoglio e fu del numero degli ingrati e degli infedeli. Qui finisce il breve e grandioso dramma ce­leste, nel quale il Bene e il Male, gli angeli e gli uomini, il cielo e la terra, hanno parte. Chi non abbia il cervello impotente a qualunque genere di continuazioni e prolungamenti scorge di colpo quanti insegnamenti sian da trarre da questa nar­razione coranica. Prima di tutto, Allah non ci fa davvero una bella figura. Si sente che vi è, tra lui e la schiera angelica, una sorda riva­lità, che deve finire con una ribellione almeno parziale. Iddio ha creato gli angeli, e gli angeli, riconoscenti, cantano all’infinito la sua gloria, ma l'armonia è, più che altro, apparente. II Creatore ci tiene a far sentire la sua superiorità sulle creature, ma, d' altra parte, sente il bisogno di comunicar loro i suoi propositi. Se veramente Egli è infallibile e onnipotente, non poteva crear l'uomo senza annunziarlo prima ai suoi lodatori come un suo sostituto terrestre? Gli angeli, egoisti come il loro padrone, vorrebbero restar soli nell'universo. Accettano la loro parte di cantori e glorificatori perpetui, ma non vorreb­bero compagni o concorrenti nel loro ufficio. Odiano già colui che deve essere creato : l'uomo. E sconsigliano Dio, e le ragioni del dissuadi­mento mostrano ancora una volta che la gelosia non è sempre cieca. Il tempo l' ha data vinta a loro. Le predizioni angeliche eran più giuste delle intenzioni divine. L' uomo è stato suscitato dalla terra e ha fatto il male e ha sparso il sangue. Su questo punto gli angeli furon più sapienti del loro Maestro. Ma lddio si ostinò, come tutti i superbi: per mostrare il suo potere in generale e la sua superiorità sugli angeli in particolare. E appena Adamo fu creato, tra le meraviglie del giardino, gli dette lezione: una lunghissima le­zione di nomenclatura. La vergine memoria del primo scolaro doveva esser lo strumento della vendetta divina. Adamo vien condotto nell’empireo, come un giovinetto che ha vinto il primo premio, e deve offrire una piccola accademia agli studenti anziani. Gli angeli ammutoliscono e si danno per vinti. Per colmo di umiliazione son costretti a piegare i ginocchi dinanzi all' Ultimo Venuto, dinanzi al primo padre. Ma tra gli an­geli ve n'e uno, più loico e superbo degli altri, il quale prende tutta su di sè l’eredità della ta­cita invidia dei suoi fratelli contro intruso e il tacito loro odio contro il Signore. Il Diavolo entra sulla scena colla piena coscienza del suo celebre atto. Finalmente ! Era gran tempo che noi volevamo sapere le ragioni della sua rivolta. Le tradizioni giudaiche e cristiane ci parlavano unicamente di superbia, ma non ci davano nessuna notizia precisa sul motivo, sul fatto, sull’occa­sione che fecero passare quella superbia dall' interno all' esterno. Giovanni Milton ci raccontò l’avventura con più fronzoli, ma era in­glese e poeta. Qui, nel Corano, invece, noi ab­biamo una tradizione antica e nata fra gente del deserto - nei deserti abitano di preferenza i demoni e discesa da que' primi patriarchi, a' quali Iddio medesimo appariva volentieri ogni tanto sotto la tenda. Questa notizia dunque, incomparabilmente più sicura di ogni altra. Perchè il Diavolo si ribellò a Dio? Perchè non volle adorare l’Uomo. Perchè non volle abbas­sarsi, egli, spirito angelico, dinanzi al terrestre parvenu imposto dal capriccio divino. Perché non volle assumere la responsabilità, come i vili compagni, di un essere malefacente, destinato a spargere il sangue sull' aiola feroce. Perchè non volle umiliarsi dinanzi alla commedia della le­zioncina verbale recitata da Adamo, d' accordo con Dio, a beneficio della sua vanagloria. Iddio se dobbiamo credere al Coranocreò l' uomo non soltanto per avere un suo vice-re sulla terra, o per avere altre creature lodanti e osannanti, ma 'anche per far dispetto agli angeli, anche per dar loro a divedere che non curava consigli e che nessuna sapienza era fuori di Lui. La creazione dell’ uomo, insomma, sarebbe un segno della superbia di Iddio. Due superbie eran così di fronte: la superbia di Allah e la superbia di Eblis. Allah fu più potente di Eblis, e per questo noi abbiamo imparato a dileggiare Eblis, ma l' orgoglio dell'Altro è forse per questo meno biasimevole se l' orgoglio è, in generale, da punirsi? Io non so dar torto al Demonio. Egli, essere superiore, aveva tratte le ragioni per non pie­garsi adorante dinanzi a un essere inferiore qual’ è, anche oggi, l' uomo. Egli, che si era mo­strato più onnisciente d' Iddio, aveva il dovere di non inginocchiarsi di fronte al padre di Caino, capace soltanto di sapienza pappagallesca. E fece bene. Pagò colla condanna atroce la sua superbia. La superbia dell'Altro non fu pagata che quando egli prese forma d' uomo e patì sotto Ponzio Pilato. Si capisce ora come il Demonio abbia cercato sempre di vendicarsi degli uomini e di cacciarli nel male, perchè la sua profezia non fosse smen­tita. « O Eblis — grida Dio, all' atto della ri­bellione, — chi ti impedisce di prosternarti di­nanzi all' essere che ho creato colle mie mani ? Per orgoglio o perchè sei più alto di tutti ? ». Eblis rispose : « lo valgo più di lui. Tu mi hai formato col fuoco e lui colla mota ». « Esci di qua, — gridò il Signore, — e che tu sia lapi­dato ! Le mie maledizioni rimarranno su di te fino al giorno del giudizio ». Signore, — disse E­blis, accordami un respiro fino al giorno in cui gli uomini saranno risuscitati ». « L' avrai, rispose Iddio, — fino al giorno già stabilito ». Io giuro per la Tua grandezza, — rispose E­blis, — che li sedurrò tutti ! ». (Corona, xxxvin, 75-83).
E il Demonio, se non sbaglio, ha mantenuta la sua promessa".