Giovanni Papini, PRAGMATISMO
cosa significa uomo-dio
Uomo-Dio ha tre significati:
|
|
| •) | cristiano: l'idea dell'Incarnazione; Dio che si fa uomo per redimere (Cristo) o addottrinare (Buddha) gli uomini; |
| •) | mistico: l'idea di fusione; l'anima personale che si confonde con l'essere universale e diventa divina facendosi e sentendosi parte d'Iddio; |
| •) | magico: l'idea d'imitazione; l'anima cerca di acquistare i poteri attribuiti a Dio, diventa divina in quanto le cose sono parti obbedienti di essa. |
Io adopro l'espressione Uomo-Dio nel senso magico, che inverte i rapporti tradizionali fra l'uomo e la divinità. Finora o gli Dei s'erano fatti uomini (secondo i credenti) o gli uomini avevano foggiato gli Dei simili a loro (secondo gli psicologi). Ora è l'uomo che vuol farsi Dio e gli uomini vogliono foggiare loro stessi simili agli Dei. Non è più Dio che s’incarna ma l'uomo che s’india.
Fra gli attributi divini a cui esso aspira il primo è l'onnipotenza al quale, del resto, si possono ridurre anche gli altri (come l'onnisapienza, ch'è un mezzo per l'onnipotenza). Volere diventare Uomo-Dio significa dunque cercar di ottenere la massima quantità di potere diretto sopra gli uomini e le cose.
perché l'uomo vuol diventare dio
La ragione più forte per la quale l'uomo vuol diventare Dio è
|
|
Gli uomini non sono soddisfatti del presente. Infatti agiscono e desiderano senza fine. Agire significa cercare di ottenere quel che non si ha — desiderare senza fine vuol dire non potere ottenere tutto quello che non si ha. Miseria, impotenza, — agitazione continua e desideri eternamente rinascenti: ecco la sorte degli uomini. Per uscire da questo tormento essi seguono due vie:
|
|
O cercano di soddisfare il massimo numero di desideri — o cercano di estirparli tutti. O si sforzano di ottenere una parte delle cose desiderate o di persuadersi che le cose desiderate ma irraggiungibili non hanno nessun valore. La prima via è quella dei conquistatori, dei potenti, dei ricchi, degli epicurei — la seconda è quella degli asceti, degli stoici, dei santi cristiani e degli yoghi indiani. Ma nessuno di questi due modi di liberazione riesce. Soddisfacendo parte dei desideri non si fa altro che accrescerne il numero perché il possesso delle cose desiderate fa sorgere nuovi desideri oppure rinforza quelli che non sono stati soddisfatti. Cercando di sopprimere i desideri si finisce col sopprimere solo i più comuni e volgari (dell'amore, della ricchezza, ecc.), sostituendone altri anche più forti (della vita eterna, dei poteri occulti, ecc.).
Alcuni forse son riusciti ad estirpare del tutto i desideri ma pochissimi, in moltissimi secoli, malgrado la predicazione continua di due fra le più grandi religioni del mondo (il Cristianesimo e il Buddhismo). Per ciò il metodo della rinunzia si può considerare praticamente, per la quasi totalità degli uomini, fallito e appare necessario trovarne un altro. Quest'altro, che io propongo, è quello dell'onnipotenza.
L'unico modo per non desiderare le cose, per disgustarsene è quello di possederle. Chi tutto ha non può desiderar nulla. Appunto per questo Dio è pensato come perfetto e beato. Finché non abbiamo ottenuto le cose desiderate noi le immaginiamo grandi, dolci, piacevoli. La brama eccita l'immaginazione ed esagera le promesse di felicità. Ma il possesso ha, dopo un certo tempo, per risultato la nausea e chi molto possiede molto disprezza (Salomone). Perciò se il soddisfare solo alcuni desideri non riesce che ad accrescere i rimanenti e se l'estirparli tutti è quasi impossibile non c'è altra soluzione che questa: soddisfarli tutti. Giacché noi desideriamo solo le cose che non si possono avere, cioè bisogna che noi possediamo o possiamo possedere tutte le cose.
Per far ciò è necessaria l'onnipotenza. L'uomo deve diventar Dio — da schiavo agitato e tormentato delle sue voglie padrone calmo e beato di tutte le cose. Quando l'uomo otterrà tutto, o sarà certo che potrà ottenere nell'istante qualunque cosa egli desideri, tutto il mondo cambierà di valore ai suoi occhi.
Le cose subiranno un deprezzamento infinito. I desideri moriranno nel suo cuore senza bisogno di esercizi spirituali, di cilici o flagelli: quale uomo sano desidera l'aria se continuamente n'è circondato? Il mondo sarà come un corpo più grande di cui l'uomo sarà l'anima e le cose gli obbediranno come ora obbediscono all'anima le membra. L'uomo sarà anche il mondo e il mondo sarà parte dell'uomo. Morendo il desiderio muore l'azione, poiché non c'è più bisogno di agire per ottenere ciò che non si ha, dal momento che si ha tutto. Non essendoci più azione non ci saranno più cambiamenti. Il regno del diverso sarà chiuso: l’unico concreto (non l’unico verbale dei metafisici monisti) gli succederà. Il regno dell'unico è il regno della calma, della non azione, della pace: è il sogno del mistico che cerca la unione con Dio, è il sogno di tutte le attività che cercano il riposo.
Il mondo diventerà, attraverso l'Uomo-Dio, una sola cosa, immobile, omogenea — non esistente. Sarà il vero nirvana a cui aspirano tutte le anime. Ogni cosa cerca il suo contrario — il mondo del diverso tende all'unico, l'attività tende all'immobilità, la vita tende alla morte. La grande opera, il resultato ultimo dell'Uomo-Dio sarà la fine del mondo per mezzo della sua perfezione.
ciò che vuol fare l'uomo-dio
Ma a questa quiete assoluta, a questa pace eterna, a questa divina morte non si può arrivare che dopo un periodo d'intensa attività. Per giungere a non agire più, bisogna riuscire ad agire immensamente più che non ora, per poter fare a meno di qualunque azione bisogna poter compiere un numero enorme di azioni che oggi non si sanno compiere. Per giungere all'immobilità bisogna esser più mobili che oggi, per giungere all'unità ancor più creatori del diverso, per giungere alla soppressione del desiderio bramosi di più grandi cose. Oggi sappiamo far poco: — soltanto quando sapremo far tutto non avremo più bisogno di far nulla.
Da quale parte ci verrà questa potenza? Questa volontà di onnipotenza è un delirio poetico o una possibilità pratica? Questa potenza — rispondo — esiste già negli uomini e s'è manifestata in tempi vicini e lontani ed è possibile aumentarla e disciplinarla. La preparazione dell’Uomo-Dio è un problema pratico. Si potrà giungere allo stato divino compiutamente oppure soltanto avvicinarsi, ottenerlo rapidamente o lentamente, con facilità o a stento, ma non siamo dinanzi a qualcosa d'irrimediabilmente assurdo e di radicalmente impossibile.
C'è tutta una classe di uomini, di razze, di lingue, di nomi, di metodi, di tempi diversi (santi, yoghi, medium, fakiri, magnetisti, profeti ecc.) i quali hanno ottenuto un certo numero di fatti cosiddetti miracolosi per mezzo di poteri cosiddetti occulti. Questi fatti sono:
| 1)) | far muovere i corpi senza toccarli (levitazione ecc.); |
| 2)) | far sparire ed apparire i corpi (apporti, fantasmi, scomparse di oggetti ecc.); |
| 3)) | trasformare i corpi e cambiarne gli effetti; |
| 4)) | allontanare o provocare i fenomeni naturali (tempeste ecc.); |
| 5)) | vedere e conoscere l’invisibile (il pensiero altrui, le cose lontane, le future ecc. Divinazione, chiaroveggenza ecc.); |
| 6)) | trasmettere direttamente il loro pensiero (telepatia ecc.) a distanza; |
| 7)) | conservare e prolungare la vita umana (guarigioni istantanee dei mali, continuazione della vita in condizioni anormali; senza mangiare, senza dormire ecc. — risuscitare i morti ecc.). |
Tutti questi fatti, chiamati meravigliosi solo a causa della loro relativa rarità, costituiscono nel loro insieme, quando fossero riuniti in un solo uomo, un grado di potenza molto superiore a quello dell'uomo comune, ridotto all'uso delle sue membra e dei suoi strumenti. So bene che questi fatti da molti non son creduti e vengono attribuiti alla frode o alla fantasia, ma le testimonianze son tante e così diverse e indipendenti fra loro che, pur facendo la parte dell'inganno — che del resto si riduce il più delle volte a imitazione di fatti reali — siamo costretti ad ammetterne la possibilità e la realtà. Ma questi poteri, per quando incredibili e grandi appaiano, non bastano a chi vuol farsi Uomo-Dio. Non sono che un principio. Sono una più grande potenza ma non l'onnipotenza. L'opera del cercatore della divinità non deve dunque fermarsi a ottenere quei fatti che altri già hanno ottenuto saltuariamente e spesso senza volerlo, ma deve esser volta ad aumentarne il numero e a renderli ripetibili a volontà. I miracoli passati sono il più delle volte piccoli e sporadici. L'Uomo-Dio deve ottenerne sempre più grandi, più abbondanti e far sì che non dipendano da un'intuizione improvvisa o da una specie di grazia inconscia ma soltanto dal suo volere.
L'arte del miracolo
L'impresa dell'Uomo-Dio è resa più lunga e difficile dalla mancanza di un insieme di regole e di norme sicure per ottenere i poteri meravigliosi di cui ha bisogno. Alcuni dei potenti spirituali (chiamo così i santi, i maghi, i mistici, i medium ecc.) o coloro che hanno studiato la loro vita e la loro psicologia hanno indicato e descritto alcuni dei mezzi e degli antecedenti dei miracoli — hanno, cioè, detto quali sono le condizioni in cui i miracoli il più delle volte avvengono e quali sono i metodi di vita o gli atti di coloro che li fanno avvenire. Queste indicazioni e descrizioni il più delle volte concordano e il genere di vita e il lavoro interno dei potenti spirituali viene dipinto quasi colle stesse parole dall'ascetica indiana di mille anni fa e dai rituali magici del secolo XIX; dalla mistica cristiana del Medio Evo e dal New Thought dei nostri giorni. Manca però, fino ad ora, una tecnica della creazione, un'Arte del miracolo, vale a dire la raccolta e l'interpretazione di tutte le cause dei fatti straordinari, ordinate in modo da potersi tradurre in regole pratiche per chi muova alla ricerca dell'onnipotenza.
Eppure un'Arte del miracolo, com'io la penso, non sarebbe difficile, ora che gli studi sulle antiche religioni, sui grandi mistici, sulle scuole occulte e sulla medianità accennano a rifiorire e ogni giorno offrono nuovi documenti e nuove teorie all'esploratore dell'anima. L'Arte del miracolo è in fondo un nome diverso per quell'utilizzazione dell’anima di cui tante volte ho parlato. Noi abbiamo delle forze in noi stessi che cercano di essere svegliate e dirette. Ci sono degli uomini che si sono serviti di alcune di queste forze e hanno ottenuto cose che alle legioni dei timidi e degli ignari son parse incredibili. Osserviamo ciò che questi uomini hanno fatto e come l'hanno fatto e cercando di essere come loro e di vivere come hanno vissuto potremo riuscire a fare ciò che hanno fatto.
Il loro massimo segreto è stato la concentrazione dello spirito — raccogliere l'anima in un punto, tutte le potenze interiori verso un'idea per ottenere il massimo grado di forza. Per giungere a questa concentrazione è lunga e terribile la via. Bisogna isolarsi, sopprimere i sentimenti, ricacciare la sensualità, abolire le sensazioni particolari, morire, come dicono i cristiani, al mondo. «Nessuno ha il mondo in suo dominio — dice Meister Eckehart — come colui che a tutto il mondo ha rinunziato».
La solitudine, il silenzio, la castità, il digiuno sono le preparazioni necessarie dei poteri straordinari. E anche certi atti esterni, come il fissare oggetti, lo stare immobili, il trattenere il respiro, il procurarsi artificialmente dolori che avvezzino all'insensibilità, favoriscono la formazione del fascio delle potenze spirituali. I semplici di spirito, quelli che non sono distratti dalle complicazioni dialettiche e dalle curiosità molteplici degli intellettuali, i miserabili, i poveri, che non son preoccupati dalla cura delle ricchezze, dalla bramosia di accrescerle o dal timore di perderle, sono i chiamati fra i quali si scelgono più facilmente i pochi eletti al potere spirituale. E non basta questa preparazione remota e costante. Occorrono gli stati di esaltazione speciali di queste forze interne — gli stati di preghiera, di estasi, di trance, di rapimento, di comando in cui la fede crea la realtà, in cui l'amore ci fa unir colle cose, in cui la volontà concentrata e potente plasma direttamente l'universo.
Quest'arte del miracolo non potrà dare a tutti la possibilità di compiere prodigi perché non basta sapere quali condizioni e quali strumenti si richiedono per ottenere un certo effetto o mettersi in quelle condizioni o possedere quegli strumenti — e non basterà neppure all'Uomo-Dio il quale ha bisogno di poteri più grandi di quelli sui quali può essere oggi fondata. Ma quest'arte è necessaria per incominciare e soltanto quando sarà fatta si potrà dire intrapresa praticamente l'ascensione a Dio.
cosa creerà l'uomo-dio
Per quanto lo scopo finale dell'Uomo-Dio sia la pace definitiva e la fine dei cambiamenti e delle azioni pure ci sarà un tempo in cui esso deve agire assai più di quello che mai abbiano agito gli uomini tutti insieme e in cui deve fare le sue grandi prove sul mondo per assicurarsi del suo pieno potere e per conseguenza della perfetta inutilità di adoperarlo più oltre. Perché l'Uomo-Dio giunga realmente a disprezzare tutte le cose bisogna che passi attraverso a un'epoca di rifacimento, di trasformazione e creazione del mondo tale da procurargli la certezza completa che ormai egli non potrà mai più desiderare alcuna cosa.
L'Uomo-Dio prima di giungere al nirvana, alla quietude, deve sconvolgere l'universo, rifarlo a suo modo, produrre improvvisamente cambiamenti di grandezza e importanza non mai vedute. Ed ecco che sorge per questo l'ultimo problema dell'Uomo-Dio: quello dei modelli dei cambiamenti. Per far cambiare qualcosa bisogna avere un'idea, un disegno, un programma di quello che si vuol vedere apparire in luogo di ciò che c'è. Per trasformare questo mondo in un altro mondo e questo secondo mondo in un terzo e così via bisogna avere nella mente un'immagine di questi mondi diversi che ci guidi per comandare alle cose. Chi non vede e non sa cosa vuol fare non potrà mai cambiare neppure il colore di una foglia.
I serbatoi di modelli per le trasformazioni che opererà l'Uomo-Dio sono quattro:
|
|
L'arte, ch'è la scelta e il rifacimento fantastico delle cose — le religioni che sono le più ricche collezioni di ideali, d'utopie, di sogni, di vite beate, di mondi diversi dal mondo attuale — le metafisiche, ch'esprimono i desideri di certi uomini singolari intorno alla costituzione dell'universo, possono servire magnificamente l'Uomo-Dio, il quale potrà esercitare la sua potenza rendendo reali i demoni dell'inferno dantesco, o la vita paradisiaca, o il monadismo leibniziano. Ma questi modelli non bastano: bisogna ancora immaginare altri mondi ai quali i poeti, i creatori di miti e i filosofi non hanno pensato. Accanto alle scienze di ciò ch'esiste e di ciò ch'esisterà bisogna creare le scienze di ciò che non esiste, ma potrebbe esistere — bisogna inventare tutte le scienze immaginarie.
La scienza, com'è fatta finora, poteva bastare ad uomini che non si proponevano di fare grandi cambiamenti nel mondo, ma piuttosto di adattarsi alle cose che esistono. Per i loro bisogni bastano le previsioni su ciò che deve accadere, che si suppone simile a quel ch'è accaduto finora, e perciò le scienze non si occupano altro che di ciò ch'è accaduto e, in base a questo, di quel che accadrà a somiglianza di questo.
Ma per quelli che vogliono preparare una nuova età plastica del mondo — che vogliono rifare e trasformare il mondo, codeste scienze non bastano più. Ci vogliono scienze non solo di quel che accade e di quel che accadrà ma di quello che accadrebbe se certe condizioni, certi fatti, certe parti della realtà cambiassero. Per cambiare, e cambiare coscientemente, bisogna sapere prima ciò che succederebbe cambiando certe parti. Bisogna scegliere tra i vari mondi possibili e perciò bisogna che si creino tante fisiche, tante biologie, tante psicologie quanti sono i cambiamenti possibili, sia pure attualmente fantastici, che noi possiamo fare nei corpi, negli organismi, nelle anime. Sull'esempio delle geometrie non euclidee bisogna costruire delle fisiche non-newtoniane, delle biologie non-darwiniane, ecc. Fra queste varie prospettive offerte dalle scienze immaginarie il creatore sceglierà quelle che vuol vedere realizzate in modo che la sua capacità di rifare il mondo possa avere un numero indefinito di prove possibili.

