Le fiction non mi piacciono.
Perchè hanno attori penosi, sceneggiature piatte e prevedibili, e sono quasi sempre un serbatoio di scarti della TV. L’unica fiction che ricordo di aver visto è quella su Borsellino, ultimamente ho visto qualcosa del Grande Torino, e non mi ha entusiasmato.
La storia era tutt’altro che quella del grande Torino, trascurata e vista di sfuggita, filtrata da quella vittimistica e piagnona del “primavera” protagonista.
Cosa più importante, le fiction non le vedo anche e soprattutto perchè so che spesso contengono messaggi politici impliciti che non devono appartenere a prodotti che aspirano ad essere artistici.
Ecco quindi che non mi sorprendo, anzi dico finalmente, se qualcuno si accorge del subdolo messaggio di queste fiction trash che vanno a braccetto, in quanto diffusori di cultura di sinistra, con il Campiello letterario, il Festival del cinema di Venezia e la cerimonia-farsa del David di Donatello.
Il ministro delle comunicazioni, Mario Landolfi, esponente di An, ha infatti rilasciato dichiarazioni pienamente condivisibili su due fiction trasmesse con gran successo, negli ultimi giorni, da Raiuno, ovvero un episodio de Il commissario Montalbano e la rievocazione della storia del Grande Torino: «C'è una fiction - ha dichiarato il ministro -, e mi riferisco a Montalbano e perfino al Grande Torino, che trasuda comunismo. E' un fatto sotto gli occhi di tutti, ho ricevuto molte lettere di protesta al ministero... Montalbano diventa sensibile alle proteste dei no-global e il più fiero accusatore della polizia, invece nel Grande Torino c'è il pretesto per far passare i comunisti come vittime della società quando invece parliamo di un partito che, nella sua storia, ha preso ordini e denaro da una potenza straniera”.
Il ministro ha spiegato anche che le sue accuse non erano per un programma che «invita a iscriversi a un partito o a votarlo», ma esprimevano la preoccupazione per «la questione di carattere culturale». «Se da una fiction si evince che la parte migliore del Paese è quella comunista, se Montalbano lascia intendere un giudizio negativo sull'operato della Polizia a Genova - è il ragionamento di Landolfi - se il capitano Ultimo ha la bandiera del Che dietro la scrivania, vuol dire che c'è indirizzo e volontà per affermare un'egemonia culturale della sinistraà».
Insomma quello che filtra da queste fiction banalotte e provincialotte è che "il buono", "l’onesto" e "il lavoratore" fanno rima con comunista.
La RAI non dovrebbe finanziare queste produzioni subdole che servono solo per far lavorare qualche scarto televisivo che si improvvisa attore e per lanciare lezioni di moralismo comunista.
Ormai la cultura del paese è incancrenita nel marciume politico immesso dalla sinistra nei vari campi artistici.
Il cinema non sta meglio, anzi è defunto da decenni
Tra i dieci film italiani che ambivano a concorrere all’Oscar 2006 come film straniero è stato scelto il documentario Private di Saverio Costanzo, figlio di Maurizio.
Il fatto che l’opera sia di un regista esordiente, FIGLIO DI, e che abbia prevalso su aborti cinematografici come un certo Manuale d’amore con il penoso Silvio Muccino, FRATELLO DI, fa capire molte cose sullo stato (tragico) della cinematografia italiana".
La cosa più grave non è che queste fiction e film vengano visti ( uno può essere ben cosciente della spazzatura e del messaggio politico-culturale che contengono,) ma che si permetta che vengano fatti spesso con i finanziamenti della RAI.
Per fortuna rimane ancora la possibilità di spegnere il televisore e stendere un velo, pietoso, su queste cagate pazzesche, pagate col canone dei cittadini.
IL “CINEMA” ITALIANO
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