
Renzo Martinelli è uno dei pochi coraggiosi registi italiani che coniuga qualità e internazionalità.
Tutti i film che ha girato, con cast spesso nobilitato da star americane, sono sempre incentrati su fatti scomodi di storia italiana (Porzus, Vajont, Piazza delle cinque lune) o su eroi nazionali abbastanza dimenticati, come l’ultimo Carnera - The Walking Mountain.
“Ho girato due film in Friuli, mi hanno portato a vedere il museo di Primo Carnera, ho conosciuto i suoi familiari, mi hanno raccontato di lui. Era inevitabile fare un film''. Una parabola, quella di Primo Carnera, che si sviluppa negli anni '30, ''quando 50 milioni di italiani - racconta il cineasta - erano col Duce e solo 200 dissidenti languivano nelle patrie galere”.
Un anno e mezzo di lavoro, 1500 inquadrature totalmente ricostruite in digitale, fanno di 'Carnera' la più ''grande post produzione realizzata in Europa''.
Aspirazione di Martinelli è quella di un cinema italiano che sia internazionale. Carnera è così interamente girato in inglese e il suo cast può contare su attori italiani - il Andrea Iaia nei panni di Primo Carnera e Anna Valle in quelli della moglie - e su grandi interpreti internazionali (il premio Oscar Murray Abraham e Burt Young, per citarne alcuni). ''Vorrei che il cinema italiano uscisse da questo assistenzialismo di stato - dice Martinelli - Quando convinco un imprenditore come Giuseppe Marra a investire nel mio film devo anche garantirgli che sia un prodotto spendibile. Ne faccio un'operazione commerciale ed ecco perché - aggiunge - un film girato in inglese con un cast internazionale''.
Martinelli crea film di qualità, internazionali e senza alcun finanziamento statale.
Ma anzichè essere lodato e premiato, è stroncato ripetutamente dal 99% dei critici cinematografici italiani, nostalgici leninisti amanti dell’assistenzialismo...
